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È vero, fare click baiting è sbagliato, però…

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Il click baiting è uno di quegli argomenti di cui parlano tutti nel campo del Web Marketing. Ovviamente ne parlano tutti negativamente: Vi diranno che fare click baiting è eticamente sbagliato e solitamente vi diranno che loro preferiscono fare link earning, o tante altre belle parole…

Eppure i siti che utilizzano questa tecnica di content marketing non accennano a diminuire. Anzi, nell’ultimo anno pare che questi “furbetti” del click baiting siano notevolmente aumentati.

Ma partiamo dall’inizio: vediamo cosa significa fare click baiting, perchè è “eticamente sbagliato”, e poi vedremo un piccolo case history in cui ho potuto sperimentare personalmente le potenzialità di questa tecnica di content marketing tanto discussa.

clickbaiting

Cosa è il click baiting?

Se volessimo tradurre letteralmente in italiano il termine click baiting la traduzione suonerebbe tipo “attirare i click”. Fino a qui niente di male. Però il termine viene comunemente utilizzato dagli addetti ai lavori per indicare i metodi più subdoli per riuscire nell’intento di attirare l’attenzione del lettore.

E quando parlo di metodi subdoli intendo tutte quelle cose che possiamo scrivere (o disegnare perchè no?!) e che viste da un occhio inesperto possono stimolare una curiosità esagerata per quel contenuto. Solitamente per stimolare questa curiosità si fa leva verso gli stimoli più bassi dell’utente. Sesso, morte, odio, razzismo (molto in voga in questa estate 2015), sono tutti quegli argomenti che un copywriter che vuole attirare click sa che potrà sfruttare a suo piacimento.

Non vi suona un campanello nella testa per il caso molto discusso negli ultimi giorni della foto del piccolo Aylan? (No, non ho linkato uno di quei pessimi articoli che hanno voluto speculare su quella foto, ma un articolo di Wired in cui ci si fanno molte domande a riguardo)

Social network, utonti e click baiting, una miscela esplosiva

Prima dell’avvento dei social network i contenuti giravano sul web attraverso le ricerche degli utenti e i link che portavano gli utenti da un contenuto ad un altro. Per cui la cosa fondamentale era riuscire a far arrivare il tuo contenuto ai primi posti delle SERP di Google che potevano interessarti e il gioco era fatto. Tra l’altro scalare le SERP era una cosa abbastanza semplice. Fare click baiting all’epoca non serviva.

Poi arrivarono Facebook e gli altri social network e il potere della condivisione passò dalle mani dei web master a quelle degli utonti utenti. Di tutti gli utenti!

Per citare Umberto Eco (Con cui non mi trovo del tutto in accordo, soprattutto con la seconda parte del suo discorso): I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli […]

Grazie ai social network non è più necessario faticare per far scalare le SERP ai nostri contenuti. Possiamo pubblicare il nostro contenuto e lasciare che siano gli altri a condividerlo con la propria cerchia di amici.

Questa “semplicità” di distribuzione ha spinto molti a dedicarsi alla creazione di contenuti per il web e infatti al giorno d’oggi un utente è letteralmente bombardato da centinaia di contenuti ogni giorno, per cui è naturale che il suo interesse generale sia calato.

La necessità è quindi diventata quella di attirare l’attenzione dell’utente e spingerlo al tanto agognato click. Fortunatamente i social netwok ci danno tutti gli strumenti per riuscirci!

Come fare click baiting

Mentre su una SERP abbiamo relativamente poche possibilità di intervenire sulla forma con cui il nostro contenuto viene presentato nella lista insieme agli altri, su Facebook possiamo sbizzarrirci molto di più e dare sfogo alla nostra creatività. Ed è qui che entrano in gioco i creativi del click baiting.

Il click baiting fatto dal movimento 5 stelle

Il click baiting fatto dal movimento 5 stelle

In questo post, preso dalla pagina ufficiale del Movimento 5 stelle, possiamo vedere un classico esempio di click baiting: una immagine che mostra il presidente del consiglio (un personaggio che riesce a catalizzare l’0dio di molti utenti in questo periodo) in un fermo immagine con una posa abbastanza ridicola e un titolo che grida (notare il maiuscolo) allo scandalo, avvertendoci che il PD ha deciso di… di… non si sa! Se vogliamo sapere il temibile complotto che il PD sta architettando dobbiamo per forza aprire il sito.

Questo è solamente un’esempio di una delle realtà del web che ha fatto del click baiting la base del suo piano comunicativo sui social. Il succo è riuscire a spingere i propri contenuti, che probabilmente passerebbero inosservati, riuscendo a indignare e incuriosire l’utente.

Non ci sono limiti (se non quello di non contrariare le poche e semplici regole di Facebook) a quello che possiamo inventarci per riuscire ad attirare quei click che tanto ci piacciono. Cose come titoli inutilmente sensazionalistici per cercare di stimolare la curiosità sono solo la punta dell’iceberg

“5 cose incredibili che non sapevi su…” oppure “PAZZESCO: Guardate cosa cosa hanno scoperto in America…” o ancora “Addio [personaggio famoso] ci mancherai” (e poi scopri che è semplicemente andato in vacanza)

Perchè fare click baiting e perchè è sbagliato

Esistono moltissimi articoli online che parlano di click baiting, delle sue potenzialità e di come ci siano testate giornalistiche (anche molto quotate) che sfruttano questo metodo per gonfiare le proprie visite. Qualcuno lo fa in maniera più nascosta, altri in maniera proprio plateale, come l’esempio del click baiting fatto dal Movimento cinque Stelle.

Lo scopo di tutto è quello di aumentare le visite. Un alto numero di visite può essere molto utile, se ad esempio il nostro obbiettivo è guadagnare con adSense, un alto numero di visite è praticamente fondamentale. Mentre se siamo una realtà editoriale un numero di visitatori “gonfiato” può aiutarci a vendere i nostri spazi pubblicitari.

Ma funziona veramente? Ci sono davvero così tanti utenti che abboccano ad un titolo accattivante?

Le potenzialità del click baiting attraverso un case history

Per vedere le reali potenzialità del click baiting ho voluto fare un esperimento su un sito che seguo. Questo sito mediamente si assesta intorno alle 500 visite giornaliere, così ho preso un argomento che ero sicuro avesse tutte le potenzialità per incuriosire il mio pubblico. Ho scritto un titolo acchiappa click (senza neppure esagerare troppo) e il risultato è stato questo

risultati click baiting

I risultati del click baiting

Quel giorno il sito ha avuto 3500 visite, il tutto derivante dai social network e da condivisioni spontanee degli utenti, senza alcun boost dato da campagne o altro. È bastato scrivere quello che gli utenti volevano sentirsi dire e tutto è arrivato da se. Senza curarsi troppo se quello che scrivevo era giusto o sbagliato o se le fonti erano attendibili (per la cronaca… non lo erano e comunque ben pochi se ne sono lamentati).

Questo è stato solo un esperimento, una singola prova che però può farvi capire le potenzialità del click baiting se utilizzato in maniera massiccia e utilizzato su un progetto editoriale anche importante.

Fare click baiting è sbagliato, però… è difficile resistere alla tentazione di questi numeri!

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