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Per avere successo devi conoscere il tuo pubblico [CASE HISTORY]

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Lo sappiamo tutti, una delle cose fondamentali per essere un bravo blogger, capace di attirare molte persone, è sicuramente quella di conoscere il proprio pubblico. Quante volte ve lo avranno già ripetuto?

Eppure è proprio così: solo se conoscete il vostro pubblico saprete come attirare la sua attenzione, come ottenere dei buoni risultati dai vostri articoli (e magari di guadagnarci anche qualcosa) e come raggiungere i vostri obbiettivi. Per farvi capire quanto sia importante conoscere il proprio pubblico ho pensato di portarvi un case history molto particolare che, anche se non è strettamente legato al mondo dei blog e del copywriting, potrà farvi capire quello che intendo quando vi dico che DOVETE conoscere bene il vostro pubblico:

La storia del mio esame di maturità

È importante conoscere il proprio pubblico

Correva l’anno 2008 ed io ero un giovane maturando di un istituto tecnico con una specializzazione informatica. Benchè nelle materie tecniche come informatica e sistemi me la cavassi abbastanza bene nelle altre diciamo che non brillavo certamente per i miei risultati. Potete quindi immaginare che non mi presentavo certamente alla maturità con le aspettative di un 100.

A conti fatti, sommando il massimo che avrei potuto spremere da ogni singola prova d’esame, e dalla misera conta dei miei crediti scolastici, sarebbe stato un grande risultato riuscire a raggiungere un 80. Per cui me la sarei giocata tutta all’esame!

La commissione esterna

Per chi non se lo ricordasse, il 2008 era il secondo anno in cui era stata reintegrata la commissione mista agli esami, questa cosa “relativamente nuova” aveva creato il panico generale, ma a me giocava a favore: Dovendo fare un esame “o la va o la spacca” sarebbe stato molto meglio avere a che fare con dei professori che non mi conoscessero piuttosto che con i soliti professori che mi avevano visto galleggiare sulla media del 6 per anni.

Durante l’anno mi ero spremuto le meningi su una tesina molto tecnica da portare all’esame e inizialmente pensai di parlare di come gestire e promuovere un blog sul web. Avevo già avuto buone esperienze come blogger su Splinder e avevo già cominciato a pasticciare con WordPress e Google da qualche mese. Ma anche tutti i miei compagni stavano lavorando a una tesina che facesse vedere che erano dei bravi informatici: chi una presentazione power point, chi un sito internet, addirittura uno aveva sviluppato un CMS per la gestione di un blog in php spiegandone tutti i passaggi.

Quando uscirono i nomi della commissione d’esame notai che tutti gli esterni erano professori di materie non informatiche: italiano, matematica, elettronica e il presidente di commissione era un professore di storia. Alla fine feci un ragionamento molto semplice. Se i professori esterni, quelli su cui dovevo far colpo, non erano dei tecnici, non avrebbero capito il valore di una presentazione molto tecnica. Avrebbero preferito una presentazione più “umanistica”.

La scelta degli argomenti per la tesina

Così buttai via tutta la mia tesina, cambiai argomento scegliendo di cavalcare l’onda del anniversario per 40 anni dal ‘68 andando a parlare proprio della cultura di quegli anni: la musica Rock, i Doors, i Beatles. Soprattutto decisi di presentare il tutto in un bel fascicolo su carta, niente proiettore, niente PC.

Gli esami scritti mi erano andati abbastanza bene, e avevo avuto un ulteriore colpo di fortuna con l’’ordine di inizio per l’esame orale: sarei stato il penultimo! Il primo ad andare fu invece il mio compagno con il suo CMS, sulla carta arrivavamo entrambi con lo stesso punteggio all’orale per cui ci giocavamo entrambi il tutto per tutto, ma il suo esame fu un vero e proprio bagno di sangue: I professori guardarono quella presentazione disinteressati, senza capire cosa stessero guardando. Dopo pochi minuti lo fermarono per passare alle domande e li lo tartassarono riuscendo a spremergli quei risicati punti per dargli un 70 sulla fiducia dei professori interni e lo spedirono fuori.

Prima di proseguire e scoprire come è andata a finire la storia, se ti è piaciuto questo articolo, cosa ne diresti di farmelo sapere con un +1? 😀

Il giorno dell’esame

Arrivato il mio turno entrai portando con me la mia borsa, i professori sbuffarono pensando che avessi pure io un PC da attaccare al proiettore. Quando si trovarono davanti agli occhi una dispensa di 40 pagine su carta sembrarono tutti piacevolmente spaesati. E quando spiegai gli argomenti che avrei trattato si illuminarono come alberi di natale.

Rimasero letteralmente appesi alle mie labbra seguendomi per quasi 20 minuti mentre parlavo di musica, del ‘68, di come i movimenti studenteschi avessero influito sul sistema scolastico nazionale. Stavo parlando di quel periodo storico che alcuni di loro avevano vissuto o che quelli più giovani avevano sfiorato durante la loro adolescenza. Gli avevo colpiti direttamente nel profondo attirando la loro attenzione. Quasi tutto il mio esame orale si sviluppò intorno alla mia tesina, senza particolari deviazioni fuori dal seminato. Addirittura la professoressa di elettronica rimase tanto affascinata dalla mia esposizione da rimanere senza altro da chiedere.

Alla fine dell’esame tutti i professori mi chiesero cosa avrei fatto dopo l’esame, dissi che a settembre avrei cominciato a cercare un lavoro. La reazione a questa esclamazione fu inaspettata: il presidente di commissione cercò di convincermi ad andare all’università perchè “è un peccato che una mente così brillante non continui con gli studi”. Alla fine intascai il mio 80, il massimo a cui potevo matematicamente aspirare, e me ne andai soddisfatto.

Nonostante in seguito sarei stato uno dei due soli promossi quell’anno che avrebbero poi trovato effettivamente lavoro nel campo informatico seguendo la mia inclinazione tecnica, ero riuscito a vendermi a quei professori come uno studente molto interessato alle materie umanistiche e a conquistarli.

Ero riuscito a capire il mio pubblico e mi ero presentato di conseguenza riuscendo a raggiungere il mio obbiettivo più ambizioso. Il resto è storia.

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